#ioleggoperchè : Giornata mondiale del Libro.

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Beh, se dovessi dire con sicurezza quando ho preso il primo libro in mano non saprei rispondere con sicurezza. Non sono come tanti strani personaggi che mettono nelle proprie biografie fatti assurdi di quando avevano 2 anni e dicono di ricordarseli benissimo, io da piccolo se potevo dormivo, mi piace tutt’ora, per cui, ritornando a noi, ignoro la prima volta in cui sono venuto a contatto con un libro. Mi ricordo bene invece bene l’ultima ovvero pochi minuti fa, così come ricordo bene quando abbiamo deciso di comprare il primo libro di L., mio figlio.

A casa mia i libri ci sono sempre stati, di tutti i generi, edizioni particolari e classici in abbondanza, autori noti e meno noti, veri e propri capolavori e persino robaccia che è un peccato pensare a quanta carta è stata sprecata.

Nella casa dei miei genitori ha sempre valso la regola che se un libro era in casa poteva essere letto, che fosse un catalogo di una mostra a un romanzo ritenuto scabroso, quando lessi alle scuole medie “L’insostenibile leggerezza dell’essere” ricordo bene la faccia della mia professoressa di italiano contrarsi in un ghigno di falso pudore, etichettare velocemente quel libro come – da adulti – e chiudere per sempre una discussione forse creativa ed appassionata su cosa avesse significato per me leggere quelle parole.

Il bello di avere libri d’intorno è che un po’ di curiosità questi strani suppellettili che si riempiono di polvere è che a partire dalla copertina puoi immaginare un mondo nascosto dentro. In quella miriade di dorsi esposti sulla libreria sai che si celano infiniti nascosti, pronti ad essere svelati se solo hai la costanza di cimentarti con ore di comode sedute e infiniti sfogliar di pagina.

Quando è stato il momento di cominciare a comprare i primi libri al mio nanetto la decisione su quali acquistare non è stata affatto sofferta, nella mia mente e in quella della mia compagna c’erano diversi titoli – non titoli che aleggiavano come simpatici spettri di un tempo lontano passato a sfogliare quegli stessi libri.

Non immagini la gioia quando ho ritrovato sepolto in soffitta dai miei i miei primi libri con in buchi, quando al mercatino dell’usato della mia zona ho trovato il libro della rana con i suoi occhi grandi che mi guardavano buffamente come quasi quarant’anni fa.

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Adesso che il mio nanetto ha quasi due anni e mezzo è stato omaggiato dei libri del grandissimo Richard Scarry, autore che io ho amato follemente e che da quello che ho potuto leggere sulle recensioni su Amazon ha ispirato migliaia di miei coetanei, nelle parole di molti ho letto la nostalgia per un tempo passato ma anche l’entusiasmo bello e sincero di regalare ai propri figli un autore così prezioso e fantasioso nel ricordo dei bei momenti passati insieme.

Per me, devo dire, è stata davvero un’emozione unica riaprire e sfogliare i libri di Scarry, ho infatti riconosciuto subito le storie degli orsi,di Zigo Zago e Sandrino, le storie legate a Sgobbonia, che adesso a quanto pare si chiama Felicittà.

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Dal canto mio per me i libri sono sempre stati amici speciali, anche quando di amici veri non ce n’erano. HO passato moltissime ore in compagnia dei miei autori preferiti, ho continuato a comprare libri durante tutto l’arco della mia vita, continuo a farlo anche adesso con disperazione della mia compagna E. che mi “rimprovera” spesso di stare riempiendo irrimediabilmente la nostra casa.

Quando io acquisto un libro lo faccio principalmente per me, per leggerlo e gustarlo, per imparare qualcosa o forse per sognare, da quando sono babbo a questi miei sentimenti se ne sono aggiunti altri, sto cercando infatti di creare un ambiente in cui i libri continuino ad essere una fonte di ispirazione, come lo sono stati per me in passato, i libri sono la mia eredità per i miei figli, quello che scrivo privatamente per loro, quello che scrivo in pubblico qui niente altro è che un invito a riflettere, a cercare di capire come niente sia ciò che sembra, a cercare di andare oltre l’apparenza, a cercare di leggere tra le righe della vita.

Che forse è la lettura più importante che si possa fare per diventare uomini o donne sereni.

 

 

 

 

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