Una domenica a Villa La Petraia

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Quanti bei ricordi a Villa la Petraia, stupenda villa medicea alle porte di Firenze, facile da raggiungere, grande quanto basta per perdersi, immensa e magnifica nella sua stessa concezione.

Giardini curatissimi e profumi di primavera ovunque, possibilità di muoversi in un contesto d’eccezione, contornati da stupendi fiori, ognuno con il suo bravo cartellino con il nome in latino e siepi di bosso a separare e dividere gli spazi di uno dei giardini all’italiana tra i più belli del mondo.

Delle originali pietre che fanno derivare il nome stesso della villa non c’è praticamente più traccia e in un labirinto sereno di boschi rigogliosi, serre per i limoni, prati e vasche per i placidi e ben amati pesci rossi, un pomeriggio da passare in pieno sole non si nega a nessuno.

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I turisti, come al solito numerosi, straordinariamente non troppo ciarlieri, forse rapiti dal contesto, non davano neanche troppa noia, abituato alle orde infami che sciamano per Firenze, in cerca di una borsa cinese spacciata per vero cuoio fiorentino, i turisti sono spesso croce e delizia di chi come me è nato in una grandissima città d’arte.

Per gironzolare con la famiglia il parco è perfetto, un po’ meno perfetta è l’accoglienza brusca, distratta e poco professionale del custode della villa che senza troppe cortesie ha sgridato belluinamente il mio nanetto perchè, orrore degli orrori, camminava su una delle aiuolette prospicenti la villa.

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Non ricordavo che non si potesse camminare sui prati per cui diligentemente ho ripreso per mano il mio bambino ma sono rimasto scocciato dal tono con cui era stato ripreso, è un crimine non far giocare i bambini sull’erba posso capire gli adulti ma i bambini…

Tralasciando la poco simpatica esperienza di un custode che a gesti bruschi, fischi(sic!), e mossacce richiamava noi o i turisti, è stato un peccato scoprire che la quasi totalità della villa era chiusa dopo i tremendi venti dei mesi scorsi che hanno abbattuto alcuni alberi e che purtroppo, causa personale limitato, giacciono ancora nei vialetti e nei prati della grande magione medicea.

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Fermandomi a parlare all’uscita con la custode, una signora, che tra una sigaretta e l’altra, mi spiegava che i giardinieri sono soltanto tre e sono oberati da un lavoro spesso immane dovendo badare sia al giardino della villa sia a  quello dell’adiacente giardino di Castello.

Essendo infatti la villa quasi per la sua interezza invisitabile e assecondando la  naturale voglia del pupo di muoversi ci siamo spostati, a piedi, carrozzina con la bimba al seguito, presso il vicino giardino di Castello.

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Anche qui la magnificenza la fa da sovrana e tra uno stupendo giardino all’italiana, serre che niente hanno da invidiare a quelle della villa e passeggiate tra i grandi alberi di numerose varietà, il pomeriggio è passato in un lampo.

C’è da dire che per la sua stessa struttura forse il giardino è più fruibile da una famiglia in quanto i posti riparati ci sono, nonostante permanga il divieto di sedersi sull’erba dei prati, infatti coppiette, famiglie, e bambini tranquillamente si godevano il fresco sotto ombrose piante di quercia circondati da fiori di tutti i generi o gironzolavano allegri intorno alla grande fontana.

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